A Richard Powers il Premio von Rezzori 2020

Come presidente del giuria del Premio von Rezzori (è un vero onore sedere da tanti anni accanto a Beatrice Monti con Rezzori, inimitabile anima del premio, e a scrittori come Maylis de Kerangal, Alberto Manguel, Edmund White e Andrea Bajani), mi fa uno speciale piacere annunciare in Richard Powers il vincitore dell’edizione 2020, quest’anno ahimè soltanto online.

Il suo romanzo Overstory, Premio Pulitzer 2019, tradotto da La Nave di Teseo con il titolo di Il sussurro del mondo, si è imposto alla nostra attenzione per il suo meccanismo perfetto, per la sua architettura complessa che ricorda quella di una cattedrale o di una sinfonia, per l’originalità dei temi che tratta e la forza della scrittura. Non sono facile agli entusiasmi, ma il libro mi ha impressionato come non mi accadeva da tempo. E mi rallegro con Elisabetta Sgarbi per avercelo proposto tempestivamente e nella bella traduzione di Licia Vighi.

Margaret Atwood si è chiesta chi sarebbe stato Powers se fosse stato uno scrittore dell’Ottocento e non ha avuto dubbi. Sarebbe stato Herman Melville e avrebbe scritto Moby Dick. Qui al posto dell’oceano c’è il mondo della natura, il popolo degli alberi, una comunità evoluta e intelligente, saggia ed equilibrata, che ha pari dignità con gli esseri umani perché ha anche la capacità di costruire un linguaggio, di scambiare messaggi. Per questo le storie dei nove protagonisti del romanzo si intrecciano a quella degli alberi in mezzo ai quali vivono. I boschi e le foreste d’America non sono una semplice cornice, uno sfondo di grande bellezza su cui commuoversi, ma autentici protagonisti che affascinano il lettore.

Al centro delle storie di Powers restano sempre le famiglie, i rapporti tra padri e figli, le eredità culturali che legano tra loro le generazioni, anche attraverso i semplici oggetti dell’uso quotidiano. Ogni libro di Powers è al tempo stesso un album di famiglia e un ritratto dall’America. In questo nuovo romanzo le radici dei vari personaggi sono sparse per l’intero pianeta, dalla Cina alla Norvegia e all’India, fanno parte di una storia che ci riguarda tutti, si amplia all’intero universo, assume un respiro cosmico.

Con quest’opera, destinata a segnare una data nella storia delle lettere americane, Powers restituisce la letteratura alla sua funzione di insostituibile strumento di conoscenza e di poesia. Peccato davvero non averlo potuto festeggiare di persona a Firenze e nell’incanto della casa di Beatrice a Donnini, nel Valdarno, uno dei luoghi più emozionanti che sia possibile vivere. Il miglior augurio che possiamo fargli è di esserne ospite as soon as possible. Nella torre trecentesca che ha ospitato Bruce Chatwin e tanti altri grandi scrittori scriverà di sicuro un altro capolavoro.

Scrivi una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi utilizzare questi tag e attributi HTML:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>