Chi è

Ernesto Ferrero (Torino, 1938) inizia a lavorare nell’editoria nel 1963 come responsabile dell’ufficio stampa della Casa editrice Einaudi. Alla fine degli anni ’70 ne diventa il direttore letterario, e poi dall’84 all’89 direttore editoriale. Altre esperienze di lavoro lo hanno visto in posizioni di vertice presso Boringhieri, Garzanti e Mondadori. Ha diretto il Salone Internazionale del libro di Torino dal 1998 al 2016.

Tra le sue opere di narrativa, tutte presso Einaudi, il romanzo N. che ricostruisce i trecento giorni di Napoleone all’isola d’Elba attraverso il diario del suo bibliotecario (Premio Strega 2000, Premio Alassio e Premio Lucca, tradotto in numerose lingue europee); L’anno dell’Indiano ( 2001; Premio Via Po, Premio Ostia, Premio Bari), riscrittura di Cervo Bianco (1980), basato sulla storia vera di un falso capo indiano che incanta gli italiani del 1924; La misteriosa storia del papiro di Artemidoro (2006); il romanzo biografico Disegnare il vento. L’ultimo viaggio del capitano Salgari (2011, Premio Selezione Campiello), dedicato agli ultimi mesi dello scrittore veronese; il racconto filosofico Storia di Quirina, di una talpa e di un orto di montagna, illustrato da Paola Mastrocola (2014, tradotto in Germania e Corea); Amarcord bianconero (2018), memorie autobiografiche di un giovane tifoso.

Un interesse antropologico per le esperienze estreme ha ispirato Barbablù, biografia di Gilles de Rais, il mostruoso personaggio del ‘400 francese (1975, ora nei Tascabili Einaudi). All’età dell’Impero sono dedicate anche le Lezioni napoleoniche sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte (Mondadori, 2002, Premio Elba Brignetti; nuova edizione ampliata 2014 con una postfazione dal titolo Tutto quello che non abbiamo imparato da Napoleone); il monologo teatrale Elisa, che dà voce alla sorella di Napoleone, granduchessa di Toscana (Sellerio, 2002), il saggio breve Napoleone e i libri (Edizioni Henry Beyle, Milano 2015),  e i saggi introduttivi al volume di Betsy Balcombe Il mio amico Napoleone. Memorie di una ragazza inglese a Sant’Elena (Mondadori, 2007) e dello stesso Napoleone, Memorie della campagna d’Italia (Donzelli, 2011).

I libri di memorie I migliori anni della nostra vita (Feltrinelli, 2005) e Rhêmes o della felicità (Liaison, Courmayeur 2008) raccontano i protagonisti di una stagione magica della cultura italiana come i personaggi di una storia famigliare: quella della casa editrice Einaudi dal 1963 alle morte di Pasolini.
Tra le altre sue opere, I gerghi della mala dal ‘400 a oggi (1972, Premio Viareggio Opera prima), poi ripensato e ampliato nel Dizionario storico dei gerghi italiani (Mondadori, 1991), una monografia dedicata a Carlo Emilio Gadda (Mursia, 1972), una biografia per immagini di Italo Calvino (Album Calvino, con L. Baranelli, Mondadori 1995), un profilo introduttivo a Primo Levi. La vita, le opere (Einaudi, 2007), un’antologia della critica su Primo Levi (Einaudi 1997). Ha curato il Dialogo tra Primo Levi e Tullio Regge (1984, nuova ed., Einaudi 2005). Si ricordano ancora Vita di Lalla Romano scritta da lei medesima ( a cura di A. Ria, Manni, 2007) e La luna del Manzoni e altre storie di grano saraceno (Nodo Libri, Como 2009)

Per i bambini ha scritto L’ottavo nano (Einaudi, 1973; ora nel “Battello a vapore” della Piemme, 2004) e Il giovane Napoleone (Gallucci, 2006). Come traduttore, si è cimentato nelle impegnative versioni del Viaggio al termine della notte e di Casse-pipe di L.-F- Céline, Bouvard e Pécuchet di Gustave Flaubert e Il condottiero di Georges Perec (Voland).

È presidente del Centro Internazionale di studi Primo Levi di Torino e delle giurie dei premi letterari Gregor von Rezzori di Firenze, Alassio Centolibri, Sertoli Salis di Sondrio, Giuseppe Berto di Ricadi e Mogliano Veneto, ed Emanuele Casalini (riservato ai detenuti nelle carceri italiane). Fa parte del comitato direttivo del Premio Strega.
Collabora a “La Stampa” e a “Il Sole 24Ore”, e ai programmi culturali della Rai.

Nel 2012 il Presidente Napolitano gli ha conferito l’onorificenza di commendatore all’Ordine del merito della Repubblica italiana.

Nel settembre 2018 la giuria del Premio Giuseppe Dessì, presieduta da Anna Dolfi dell’Università di Firenze, gli ha conferito il Premio Speciale con una motivazione in cui si legge tra l’altro:

“Riconoscendogli all’unanimità il suo Premio Speciale, la Giuria del Dessì 2018  ha voluto sottolineare il valore dall’intelligenza, della competenza, della creatività, della calvinista ‘leggerezza’ che ha guidato la sua vita, e testimoniare la più grande considerazione non solo per quanto ha fatto, ma anche per l’eleganza e l’acutezza, l’ironia e l’urbana gentilezza che hanno sempre contraddistinto il suo tratto e la sua scrittura, sì da farne un modello di civiltà e di  cultura che ci piace additare ad esempio”.