Amarcord bianconero

Ernesto Ferrero, Amarcord Bianconero

Il calcio come un album di famiglia in cui possiamo ritrovare il colore di un’epoca.

Con questo libro di memorie autobiografiche Ernesto Ferrero, qui in veste di giovane tifoso juventino,  ci riporta a un momento in cui l’epica di un calcio dal volto umano  era ancora parlata e scritta: affidata alle radiocronache di Niccolò Carosio, alle immaginifiche descrizioni dei settimanali sportivi e poi di Gianni Brera, alle figurine, ma anche a scrittori come Saba, Soldati, Pasolini, Sereni, Arpino, Soriano.  

Siamo negli anni del primo dopoguerra, segnati dalla storica partita Italia-Inghilterra, dalla  tragedia del Grande Torino e da un trio indimenticabile : l’astuto “cardinal” Boniperti; John Charles, il gigante buono; Omar Sivori, l’imprendibile, beffardo coboldo italo-argentino.  Insieme a loro, altri campioni e gregari, un’intera città in amore, il suo carismatico monarca Gianni Agnelli.

Il calcio diventa una lente con cui guardare un tempo incantato che sembra favolosamente remoto.  Le storie famigliari (il padre che aveva giocato nelle squadre giovanili, la nonna che confeziona bandiere), gli incontri e i singoli ritratti si sciolgono con naturalezza in quella grande metafora della vita che è il calcio, linguaggio universale in cui c’è dentro tutto: il singolo e il gruppo, il valore e la fortuna, il metodo e l’estro, la beffa e il riscatto. 

 

Hanno scritto di Amarcord Bianconero

Non è un trattato di calcio, e nemmeno un saggio di storia della Juventus, di cui peraltro Ferrero è devotamente innamorato. È un libro che, alimentato dalla potenza del ricordo, e dal ricordo delle emozioni profonde, e dalle emozioni profonde che trasudano da un campo dove si gioca a pallone e dove una delle due squadre, la prediletta, indossa una maglia a strisce bianche e nere, intreccia epopea e letteratura, football e mitologia, tecnica e narrazione delle gesta di grandi personaggi… È questa passione per la vita, per la poesia del calcio, per i sentimenti potenti nutriti dal calcio che rende alcune pagine di questo ‘amarcord’ il ritratto vivido di persone capaci di incarnare una forza simbolica trascinante. Si veda ad esempio il capitolo su una triade  molto cara a chi è appassionato della Juve, un pilastro morale della giovinezza di Ferrero (e della pubertà di chi scrive): il trio Boniperti, Sivori, Charles…

Dalla descrizione di questa trinità bianconera si evince il carattere letterario del libro. Perché parlare scrivere di calcio, lo dimostra Ernesto Ferrero, è parlare della vita, della letteratura, della fantasia, dell’immaginazione, della realtà dura e aspra anche…

Tante cose sono cambiate nel frattempo, ma non la forza mitopoietica di uno sport, di una passione popolare, di una maglia a strisce bianche e nere che danno la stura a questo torrente di amarcord, con le sue tristezze e con la sua impareggiabile epica, navigato con maestria da Ernesto Ferrero.

Pierluigi Battista

“Corriere della sera”,  24.08.2018

 

La passione per la Juventus come cardine sul quale fissare i propri ricordi, mettere ordine nel tumulto che ha accompagnato il passaggio dall’adolescenza alla giovinezza. Nel nuovo libro di Ernesto Ferrero è questa la scelta narrativa per mettere in scena un percorso che si snoda attraverso gli ambiti rassicuranti di una famiglia solida e agiata -e di un quartiere torinese rassicurante e perbene come la Crocetta- per approdare agli studi liceali, alla scoperta dei libri e degli interessi culturali che hanno poi segnato l’intera biografia dell’autore. Un mondo e un’esperienza raccontate attraverso i giocatori della Juventus… Affiora nel tifo per la Juventus anche una affettuosa riflessione sui caratteri originali di Torino

Giovanni De Luna

“La Stampa”, 23.08.1

Chi ama davvero il calcio di poesia (siamo rimasti in pochi, ma buoni), aarà per sempre legato a un senso di appartenenza che fa della propria squadra del cuore una seconda famiglia. Così, in questi giorni tiepidi di di un’estate che sta finendo, mentre le vecchie pay-tv martellanti e quelle nuove e non funzionanti (dazn) hanno ripreso a trasmettere la non sempre sostenibile leggerezza del ‘calcio spezzatino’, capita di appassionarsi a un piccolo grande libro, nato dalla rarissima mente editoriale di Ernesto Ferrero. Storia d’una educazione sentimentale, bianconera. Un lessico familiare che è un bene altrettanto raro e prezioso, specie se rapportato all’odierno mercenariato pallonaro…

Ferrero ricorda al popolo da ultimo stadio che il calcio e letteratura (materia per cantori illuminati e illuminanti come Pasolini, Soldati, Sereni…), uno spaccato fedele della società in cui si è vissuti e si vive. Il pallone è memoria. È ricordarsi di quegli anni formidabili, in cui il boom aveva il suono di un pallone scagliato a rete dall’indomito Omar, che non era solo un calciatore, ma un’opera d’arte. La Juve di Omar e John, e quel calcio di cui si è abbeverato il giovane Ferrero era un inno alla gioia, una melodia danzante, come il Sivori cha cha cha composto apposta dal fuggiasco cubano Marino Barreto junior… Pagine bianconere che scavalcano la barriera della nostalgia, scaldano e si fanno coperta per l’inverno che verrà.

Massimiliano Castellani

“Avvenire”,  01.09.18

 

Omar Sivori come un personaggio di Pasolini, John Charles sospeso tra le pagine di De Amicis e quelle di Dickens. E Giampiero Boniperti? Lui è” il Segretario di Stato della Chiesa juventina: professionale, lucido, spietato”. L’Amarcord bianconero di Ernesto Ferrero è un viaggio letterario nella storia della Juventus E non potrebbe essere altrimenti considerato che tra  libri e scrittori l’autore ha vissuto come pochi altri, muovendosi con quell’agilità che invidiava ai suoi idoli calcistici.

Andrea Schiavon

“Tuttosport”,  01.09.18