I premi Alassio a Donatella di Pietrantonio e Piero Bianucci

I Premi Alassio si distinguono nel panorama nazionale per l’originalità delle loro formule. Quello riservato alla narrativa, “Un autore per l’Europa”, è assegnato da una giuria di illustri italianisti che insegnano in università estere: Maria de las Nieves Muñiz Muñiz (Barcellona), Claude Cazalé-Berard (Parigi), Martin McLaughlin (Oxford), Michael Roessner (Vienna) e Gennadj Kiselev (Mosca). Il 3 settembre il riconoscimento è andato a Donatella di Pietrantonio per il suo romanzo L’Arminuta (Einaudi), che ha la settimana seguente avrebbe vinto il Campiello. Qui di seguito la motivazione che ho avuto il piacere di scrivere come presidente della giuria.

Alla sua terza prova narrativa, Donatella Di Pietrantonio ci consegna uno dei romanzi più convincenti degli ultimi anni. In un  Abruzzo degli anni ‘70, che sembra condannato a un immobilismo fuori della Storia, una ragazzina di tredici anni si vede improvvisamente restituita, senza una spiegazione plausibile, alla sua famiglia biologica che non ha mai conosciuto, quella stessa che per difficoltà economiche l’aveva affidata a parenti benestanti, secondo un uso piuttosto frequente in quegli anni. Oggetto di un doppio abbandono, diventa l’Arminuta, la ritornata, e si ritrova ad affrontare i misteri dolorosi di quel passaggio forzato, e le asprezze di una condizione  diversa e penosa. Dovrà sciogliere una matassa di silenzi e reticenze, di piccole e grandi viltà.

Con esemplare asciuttezza espressiva, che si avvale dell’incisività del dialetto senza nulla concedere al facile colore, Donatella Di Pietrantonio ha scritto un romanzo di formazione capace di scandagliare anche i lati oscuri della maternità e l’intensità del rapporto tra fratelli. Spicca tra i personaggi, restituiti nelle loro debolezze e nelle fatiche del loro vivere, quello indimenticabile della sorella Adriana.

In un’epoca in cui anche la scrittura sembra minacciata da una sorta di populismo che mira a sollecitare un facile consenso, Donatella Di Pietrantonio, fedele al suo sapiente artigianato, si muove controcorrente, dimostrando come la vera letteratura resti un insostituibile strumento conoscitivo.

 

Un altro dei premi, quello per l’informazione culturale, cioè per la buona divulgazione su carta o in televisione, è andato a Piero Bianucci, con la motivazione che segue. I vincitori delle passate edizioni sono Marino Sinibaldi (2006), Vittorio Sermonti, Corrado Augias, Philippe Daverio, Piero Angela, Gianni Minoli, Danilo Mainardi, Valerio M. Manfredi, Vittorio Sgarbi, Carlo Rovelli, Massimo Gramellini. In giuria con me sono Giovanni Bogliolo, Lorenzo Mondo e Antonio Ricci.

In un Paese che stenta ad accettare il pensiero razionale e scientifico come un fondamento della vita civile e culturale, Piero Bianucci svolge da quasi quarant’anni un prezioso lavoro  di divulgazione che sa avvicinare a un pubblico non specialista le complesse meraviglie della scienza fisica e biologica, della tecnologia e della vita sulla terra, in cui siamo immersi ma che siamo come incapaci di vedere e tantomeno di capire.

Sulle colonne di quotidiani come “La Stampa” o nelle riviste specializzate, in una serie di fortunati volumi, nei molteplici eventi culturali da lui curati, Bianucci ci ha saputo informare e aggiornare con un linguaggio limpido e garbato che coniuga la competenza con la qualità della scrittura e uno humour di stile anglosassone.

Il suo lavoro ha contribuito a colmare  il tradizionale divorzio tra lettere e scienze, che costituisce una delle lacune più gravi della nostra cultura, e rappresenta un  modello più che mai necessario e anzi indispensabile, in un’epoca in cui le moderne tecnologie vengono usate nel modo sbagliato per alimentare la credulità nelle notizie più assurde e infondate.

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