Possedere una voce. Il Premio Berto 2019 ad Alessio Forgione

Sabato 29 giugno il Premio Giuseppe Berto 2019, riservato a scrittori esordienti, è  stato assegnato ad Alessio Forgione per Napoli mon amour (NN editore). Questa la motivazione che ho avuto il piacere di scrivere.

“Solo ciò che è raccontato vive”, ha scritto Lalla Romano. Lo sa benissimo anche il disoccupato trentenne che vive alla periferia di Napoli, di cognome fa Amoresano, ma non ci vuole dire il suo nome. Ha due lauree ma si sente un eterno incompiuto e detesta la vita “lenta e fumosa” che fa, cerca testardamente un posto decente nel mondo, ci fornisce la contabilità della molte birre che beve e delle partite del Napoli di cui è tifoso, conosce e perde il grande amore della sua vita. 

Amoresano ha due sole certezze, e un mito letterario, il Raffaele La Capria di Ferito a morte, “che ha così ben descritto Napoli che Napoli, per non rovinare il libro, non era più cambiata”, e se la gioca alla pari con Proust. Le certezze sono i molti libri che ha letto, dai classici russi a Céline e agli americani; e la scrittura, che può dare un ordine e un senso a quello che sembra non averne, a cominciare dalla sua città, vissuta con dolore e amore: “una bestia morente, un fiore appassito”  che avvolge i suoi abitanti nella narcosi di una fatalistica rassegnazione e di una finta vacanza. Il titolo del romanzo ci rimanda un film di culto degli anni ’50, Hiroshima mon amour di Alain Resnais, centrato sul dovere della memoria e sulle emorragie dell’oblio.

Nella realtà della vita, è stato proprio lo stesso La Capria, lucidissimo 94enne, a darci la miglior definizione della scrittura di Forgione, particolarmente felice nei dialoghi, quando ha detto all’autore che era andato a rendergli visita a Roma: “Lei ha stile e, cosa ancora più rara, lei possiede una voce. Un buon narratore, cos’altro è se non una voce che ti sussurra all’orecchio? E lei quella voce ce l’ ha”. 

Una voce che ci diventa subito amica per la malinconia, la dignità, la ruvida tenerezza,  lo humour accorato, l’amara autoironia, il mix tra realistico e visionario, ma anche l’economicità che sovrintende il suo accorto minimalismo. È con sincera convinzione che diamo ad Alessio Forgione il benvenuto  nella categoria dei veri scrittori. 

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