Salgari, Petunia e Torino città di mare

In quest’estate fresca, limpida e ventosa Torino mi sembra ogni giorno una città di mare. Sarà la linea continua dei dehors lungo le strade che fanno tanto vacanza balneare, sarà il potere dell’immaginazione, ma a tratti sento perfino l’odore di salmastro.

Sono anni che mi riprometto di scrivere di Emilio Salgàri, il Capitano, che sosteneva di aver navigato per tutti i mari del mondo e che con i suoi racconti ha tenuto compagnia a generazioni di lettori. Sono una lettrice di Salgàri tardiva, ma l’ho amato senza consapevolezza fin da piccolissima grazie al Sandokan televisivo, anche se non ho gestito benissimo la rivelazione che la Tigre di Mompracem fosse un attore, il bellissimo Kabir Bedi.

Emilio Salgàri, veronese, capitano di marina mancato, appassionato di scherma e ciclismo, giornalista e geniale autore di romanzi d’avventura, visse dall’inizio del secolo scorso fino al suo tragico suicidio in corso Casale, posto comodo per raggiungere in tram la biblioteca dove faceva ricerca per i romanzi, che scrisse senza mai visitare nessuno dei luoghi di cui raccontava.

Sulla storia editoriale di questo forzato della penna mi piacerebbe tornare, anche per raccontare quanto possa diventare doloroso dover produrre storie a ritmi serratissimi per necessità economica, ma oggi per me Salgàri è il ragazzo a cui «piaceva disegnare navi, vascelli alberati, cutter, brigantini, e più c’erano alberi e vele e sartie più godeva, specie a tratteggiare battaglie navali, le nuvolette che fanno i cannoni quando sparano. – Mi piaceva disegnare il vento, – ha detto quasi commosso, come scoprisse qualcosa di sé che prima non sapeva. – Era un po’ come disegnare la libertà, la forza. La vita. Rendere visibile l’invisibile», scrive Ernesto Ferrero in Disegnare il vento (Einaudi, 2011), un romanzo sul confine tra quotidiano e immaginazione, che ben si addice a me, ma credo anche a molti altri, in quest’estate fresca, limpida e ventosa, che, svoltato uno degli infiniti angoli di questa città, potrebbe, infine, regalarci la visione del mare.

Petunia Ollister
“La Stampa”, 9 agosto 2020
Petunia Ollister, pseudonimo di Stefania Soma, è la creatrice dei #bookbreakfast. Molto seguita su Instagram, scrive per”La Stampa”, dove racconta Torino con gli occhi di una Marziana, e collabora a “Robinson” di “la Repubblica”.

Scrivi una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi utilizzare questi tag e attributi HTML:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>