La peste degli emoji

La rapida diffusione – vorrei dire la metastasi- degli emoji rappresenta un altro dei segni di tempi che virano al brutto. Siamo (sono) ridotti a servirsi di questi simbolini stilizzati per comunicare rapidamente sentimenti ed emozioni anche loro stilizzati, semplificati, impoveriti, ridotti ai minimi termini. Un linguaggio basico per bambini che rifiutano di crescere, di fare i conti con la complessità, di esprimersi con qualche originalità. Questo significa dare addio alla ricchezza e complessità del linguaggio, dei suoi sapori e colori, e accontentarsi del precotto e del predigerito, del junk food espressivo. Rinunciare al pensiero, regredire, implodere. Per fretta, per pigrizia, perché così è più facile, si fa meno fatica e ci si intende subito. Ma cosa vale questa moneta che tutti possono spendere gratuitamente? Meno di zero perché non costa niente. Ed eccoci tutti appiattiti al ribasso, omologati in questa marmellatina di banalità generalizzata e globalizzata.

È lo stesso problema del turpiloquio dilagante, e deplorevole non tanto per motivi morali, di gusto o di stile, ma perché anche quello rappresenta una scorciatoia, una rinuncia a tentare una comunicazione articolata, minimamente pensata, capace di esprimere qualcosa che non siano atteggiamenti e sentimenti elementari sino alla rozzezza più deprimente. È la ricerca plebea di una complicità tra analfabeti, non diversa dalla soddisfazione con cui i neo.neanderthaliani del Terzo Millennio si avviano a sdoganare anche rutti e peti. Non è lontano il giorno che affideremo a quelli tutta la nostra capacità espressiva. Così questo gioco al ribasso concorre a quella crisi o tracollo della civiltà che è il vero e probabilmente incurabile male del nostro tempo. Perché chi dovrebbe curarlo, le cosiddette classi dirigenti, si sono anch’esse appiattite ai livelli più bassi di questo lungo  dopoguerra.

 

Scrivi una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi utilizzare questi tag e attributi HTML:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>